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CONTRATTO 2002-2005
LETTERA APERTA |
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Ai colleghi delle scuole di ogni ordine e grado
Vorrei qui esternare il pessimismo da cui sono colto dopo una lettura veloce del contratto 2002/05. Di soldi non voglio neanche parlarne: nessun contratto, da che sono nella scuola (ormai 26 anni) ci ha mai arricchiti!
Penso sia ora di fare una riflessione su chi lavora nella scuola e di cosa sta per diventare questo luogo.
L'ipotesi di accordo su cui è stata raggiunta l'intesa apre una voragine in termini di tenuta di posti di lavoro. A tal proposito sono interessanti l'Art. 10 "Mobilità territoriale, professionale e intercompartimentale" e l'Art. 32 "Contratti a tempo determinato per il personale in servizio".
Credo che questi così come sono scritti consentiranno alla Moratti di determinare quel taglio di organici questa volta senza tener conto né se di ruolo, né dell’anzianità: guai a finire soprannumerari.
Ancora una volta si può leggere un accordo di pensiero fra politici e sindacati su che cosa sia stata e cosa dovrà essere la scuola.
Il Ministro pensa di favorire la scuola privata depotenziando la scuola pubblica; come?:
· Per esempio togliendo la codocenza nei laboratori, che è ritenuta un aggravio di spesa;
· Portare le ore di completamento cattedra a 18 ore, che poi potrebbero diventare 24; intenzione già manifestata da questo ministro;
· Parlando di riconversioni fittizie; quelle proposte agli ITP (conseguimento della laurea) per inseguire cattedre che per quanto detto non saranno esistenti;
· Non definendo gli standard per accedere alla formazione da parte di soggetti privati (dichiarazione del delegato sindacale CGIL all’assemblea sindacale presso l’ITI FERRARI di RIVOLI).
Di fronte a tutto ciò il contratto dice che la funzione docente prevede figure laureate e diplomate ma non assume nessun impegno reale sulla centralità della formazione pubblica.
Devo dire che il testo presentato in Internet è fantastico; come dice da tutte le leggi e i riferimenti compreso ad esempio l’Art. 26 che fa riferimento al regolamento dell’autonomia dove si parla di interventi del Ministro della Pubblica Istruzione. Forse non si deve fare solo copia e incolla; ma anche aggiornare il testo perché ora abbiamo il Ministro dell’Istruzione.
Nella mia visione ciò significa che il governo non intende avere dipendenti dedicati alla formazione; ma interessarsi, se gli riesce, solo alle linee guida per chiunque faccia formazione. Allora credo che la scuola sinora pubblica finirà col dover competere con privati di varia natura (Dichiarazione di un Dirigente di Ciriè all’ultimo C.D.D. venuto a parlare di qualità ed accreditamenti). Ed assumerà atteggiamenti tali per cui in 25 o 30 ore settimanali l’Istituto fornirà servizi curriculari; mentre per i laboratori ci sarà la lista della spesa con conseguente precarizzazione di chi vi ci opera ed apertura del portafoglio delle famiglie.
Questo è un modo per mettere la scuola sul mercato!
Un’ultima considerazione, nella scuola, ormai, il personale è di fatto talmente diviso in conseguenza dei tipi di contratti che hanno stipulato coi dirigenti per cui parlare di categoria sembra una fantasia. Ciò fa pensare che fare lotte sia come andare contro i mulini a vento.
Io credo che con questo contratto non si possa più parlare di docenti di ruolo e precari perché molto banalmente saremo tutti precari.
Penso che si debba fare una trattativa che ribadisca la centralità della scuola pubblica cercando di mantenere gli standard attuali infrastrutturali, che non sia da mettere in discussione il contenitore con le riforme tipo riforma dei cicli, riforma Moratti; ma i contenuti e chi vi lavora.
Se si vogliono effettuare dei risparmi economici salvaguardando la qualità della scuola e non colpendo nel mucchio, allora penso che il personale non deve preoccuparsi di chi deve buttare giù dalla torre, ma deve decidere se intende lavoraci a tempo pieno (se è il suo lavoro) o a tempo parziale (se è una delle attività che svolge).
Il tempo pieno deve definire il tempo di lezione frontale ed i tempi per le attività funzionali all’insegnamento e di crescita professionale, da inserire con contratto a tempo indeterminato; in modo da sfatare il mito dell’insegnante che lavora solo 18h a settimana.
Nel tempo parziale si possono inserire gli altri con contratto a termine.
ITP DOMENICO GIAQUINTO