CUB Scuola
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Raptores orbis,
postquam cuncta vastantibus defuere terrae, mare scrutantur: si locuples hostis
est, avari, si pauper, ambitiosi, quos non Oriens, non Occidens satiaverit:
soli omnium opes atque inopiam pari adfectu concupiscunt. Auferre trucidare
rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem
appellant.
Predatori del
mondo, ora che tutto devastando hanno esaurito le terre, frugano il mare: avidi
se il nemico è ricco, bramosi di dominio se è povero, non l'Oriente non
l'Occidente è bastato a saziarli: ricchezza e povertà in loro soltanto destano
la medesima sfrenata brama. Rubare, trucidare, rapinare con falso nome chiamano
impero, e dove fanno il deserto lo chiamano pace.
Publio Cornelio Tacito
Il sindacalismo indipendente e la guerra
I mesi passati hanno visto il nostro sindacato impegnato
in maniera chiara e forte contro la guerra con mozioni e mobilitazioni di
scuola, azioni comuni con gli studenti, manifestazioni, iniziative locali sino
alla forte caratterizzazione in questo senso dello sciopero del 24 marzo e allo
sciopero contro la guerra del 2 aprile ci hanno fortemente coinvolto.
È opportuno porre, schematicamente, l’accento su alcuni
aspetti della guerra attuale e del movimento che si è sviluppato contro la
guerra stessa:
- Sebbene
la vittima immediata della guerra sia stata la popolazione irakena è
assolutamente evidente che le vere forze in campo sono state, da una
parte, il governo statunitense e, dall’altra, gli stati nazione che hanno
una forza politico militare tale di farne dei potenziali antagonisti
all’egemonia statunitense sul pianeta: Francia, Germania, Russia, India,
Cina. È, da questo punto di vista noto, che il governo statunitense si
propone di impedire la formazione, in particolare, di un’Unione Europea
capace di assumere un ruolo imperiale analogo al proprio.
- Se
questo è vero, ne consegue un effetto paradossale dal punto di vista del
movimento dei lavoratori: in mancanza di un movimento di classe
internazionale contro la guerra, l’unica possibile opposizione al dominio
americano sarebbe un’Europa dotata di una forza militare adeguata a
bilanciarlo. Se si sviluppasse questa nuova realtà geopolitica ne
conseguirebbero, in nome dell’indipendenza dell’Europa, una crescita delle
spese militari e una riduzione delle libertà politiche e sindacali
assolutamente devastanti.
- Non
dobbiamo, inoltre, dimenticare che l’attacco statunitense determina
l’ostilità crescente di ampia parte del mondo arabo in particolare ed
islamico in generale e lo sviluppo di un fondamentalismo eguale e
contrario rispetto a quello statunitense egemonizzato da forze retrive
quali settori dell’oligarchia saudita che, non a caso, è indicata come uno
dei prossimi bersagli della guerra infinita prospettata dal governo americano.
- Il
movimento contro la guerra che, in Italia e non solo in Italia, si è
sviluppato al punto da configurare una vera e propria divaricazione fra
paese legale e paese reale si è certamente giovato dell’implicita
opposizione fra partito europeo e partito americano ma ha pagato un prezzo
a questa situazione in termini di chiarezza e di radicalità. La, corretta,
richiesta della pace senza se e senza ma può svilupparsi coerentemente
solo se sapremo porre al centro della mobilitazione l’opposizione fra
capitale e lavoro e fra dominati e dominanti sia nelle metropoli che nelle
periferie del pianeta.
- Considerazioni
analoghe si possono fare per quanto riguarda il ruolo della Chiesa
Cattolica, comprensibilmente preoccupata per una crescente egemonia dell’élite
statunitense, tradizionalmente wasp e, oggi, legata ai settori
fondamentalisti del mondo protestante, e per un possibile scontro fra
mondo cristiano e mondo islamico che determinerebbe una situazione
gravissima per le chiese orientali e il fallimento della sua tradizionale
opposizione al modello mercantile imposto dall’egemonia statunitense.
- Nel
contesto italiano, infine, non va sottovalutato il fatto che le
organizzazioni sindacali istituzionali, che hanno appoggiato senza
eccessivi problemi la guerra nei Balcani, hanno assunto posizioni
“pacifiste” nel novo quadro politico determinato dalla vittoria elettorale
del centro destra e dalla crisi nelle razioni fra l’asse francotedesco e
il governo statunitense. Anche in questo caso, la loro discesa in campo ha
reso più ampio il fronte pacifista ma ne ha indebolito la radicalità.
- Non
va, comunque, sottovalutato l’effetto seduttivo della guerra. Il dominio
tecnologico dell’occidente, la capacità di imporsi grazie ad una disparità
senza precedenti delle forze in campo, l’utilizzo di eserciti di
professione reclutati fra gli strati popolari emarginati dal modello
sociale dominante pongono nuovi problemi a chi si oppone coerentemente
alla guerra.
Sulla base di queste
considerazioni è essenziale, nel prossimo periodo:
- sviluppare
una denuncia puntuale delle posizioni belliciste, xenofobe, razziste che
si affermano nel nostro paese dalla legislazione sull’immigrazione a
quella sul commercio di armi
- legare
la mobilitazione per il reddito, i diritti, i servizi sociali a quella
antimilitarista
- concretamente,
sviluppare un’azione contro la penetrazione dell’esercito nella scuola
pubblica, contro le banche armate, contro le fabbriche di armi.
Per sviluppare questa attività va
costituito un gruppo di lavoro costituito dai colleghi più attenti a questo
tema e legata l’iniziativa in categoria a quello generale della confederazione
su questi terreni.