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Riforma e rottamazione degli Insegnanti Tecnico Pratici,  la nostra posizione 

(aprile 2003)


Non scopriamo nulla di nuovo quando affermiamo che il governo applica alla scuola la classica politica del carciofo. Per attaccare la scuola pubblica e per ridurre l’organico si individuano figure professionali che, a giudizio di questi signori, sono deboli ed isolabili, e si cerca di liquidarle separatamente.
ATA, precari, insegnanti di sostegno, insegnanti tecnico pratici sono al centro dell’attacco del governo ma sappiamo bene che il vero obiettivo è la scuola pubblica
Sta a noi l’operare per unire quello che il governo vuole dividere e per difendere, nello stesso tempo, il ruolo, le competenze, la professione degli insegnanti tecnico pratici e il carattere pubblico della scuola.

La secondaria superiore che ci aspetta
A 14 anni il percorso di apprendimento si biforca in un ramo “alto” a carattere liceale e in uno di avviamento professionale, per l’apprendistato lavorativo, demandato alle Regioni. Quest’ultimo non prevede sbocco universitario. Il sistema educativo “integrato”, in altre parole con il concorso di scuole pubbliche e private, contempla tre percorsi formativi:
1. il primo è delegato alle famiglie e alle altre istituzioni sociali extrascolastiche, perché ogni elemento sociale diventi “risorsa culturale ed educativa”;
2. il secondo, obbligatorio per tutti, è quello della scuola propriamente detta: qui si effettua un taglio delle ore annuali di lezione, dalle 1100-1200 ca. attuali (da 30 a 36 ore settimanali) alle 825 complessive annuali (25 ore settimanali). Il taglio delle ore complessive prevede un’ulteriore suddivisione (20 ore settimanali a quota annuale e cinque ore settimanali a quota locale);
3. il terzo, quello facoltativo, o dei “laboratori”, è gestito da enti esterni e dalla competizione fra scuole e in concreto prevede l’utilizzo di quelle 300 ore complessive ‘tagliate’ al punto due. Con la differenza che quel tempo scuola che fino ad ora è stato patrimonio di tutti - a Riforma Moratti attuata - diventerà facoltativo, dunque sarà riservato a chi lo “voglia”. Sarà gratuito, da zero a 300 ore, mentre scatterà il pagamento per un servizio ulteriore. Sarà gestito dal territorio, vale a dire dalla competizione fra le scuole, che allo scopo potranno organizzarsi in rete, e da altre agenzie. La formazione tecnica è affidata ai corsi post-diploma (I.F.T.S) e/o a corsi universitari brevi.


Le conseguenze
a) grazie ai curriculum di 25 ore settimanali i docenti saranno utilizzati “in maniera flessibile” tramite l’accorpamento e l’eliminazione di discipline nonché lo spostamento di alcune discipline al percorso n. 3, quello facoltativo. Ciò determinerà consistenti perdite di posti di lavoro e provocherà un impoverimento del percorso formativo visto che, con corsi da 25 ore settimanali, non sarà possibile fornire agli allievi contemporaneamente una solida formazione di base umanistica e tecnico-scientifica. 
Inoltre la “rottamazione” professionale dei docenti in soprannumero, riciclati su altre materie, andrà, ovviamente, a detrimento della qualità dell’istruzione. Infine, il drastico taglio agli organici acuirà lo stato di conflitto fra docenti per la conservazione del posto di lavoro;
b) con la “liceizzazione” degli istituti tecnici questi ultimi scompariranno, determinando l’eliminazione dell’unica scuola che valorizza le attività tecnico sperimentali integrandole con la formazione culturale. Buona parte delle lezioni di laboratorio saranno abolite riducendo notevolmente le occasioni per apprendere, attraverso attività sperimentali, la matematica, la fisica, la chimica, l’informatica, l’elettronica, le telecomunicazioni nonché negando agli alunni l’acquisizione di quelle conoscenze e competenze tecnico-pratiche e applicative indispensabili per entrare nel mercato nel lavoro con competenze adeguate. Questa impostazione è, da un lato, fortemente in contrasto sia con le scelte operate liberamente dagli studenti e dalle loro famiglie (una percentuale rilevante di studenti delle medie superiori, circa il 40%, sceglie di frequentare gli istituti tecnici) sia con le reali esigenze di formazione per il lavoro e, dall’altro, assolutamente catastrofica per la notevole riduzione di cattedre delle discipline tecnico-scientifiche, con l’abolizione della figura professionale degli I.T.P. e la decimazione del personale ATA;
c) saranno soppressi gli attuali Istituti Professionali (che accolgono il 25% della popolazione scolastica della scuola media superiore italiana), senza che alcuno si preoccupi di definire né l'organizzazione futura di tali scuole né la collocazione dei docenti, laureati e non, e del personale tutto. Ciò implicherà la cancellazione del percorso di riforma decennale compiuto negli istituti professionali con l’intento di garantire formazione del cittadino e pratica professionalizzante;
d) sarà sancita la separazione tra "scuola del sapere" e "scuola dell'addestramento al fare", in pratica tra canale dell’istruzione per i cittadini di serie A e canale della formazione per cittadini di serie B;
e) si verificherà la canalizzazione precoce e irreversibile degli studenti verso l'istruzione o l'addestramento al lavoro, vale a dire l'obbligo a scegliere circa i propri destini individuali di vita e lavoro, imposto a ragazzi di13-14 anni;
f) sarà preponderante e prepotente l’apertura al mercato e alle agenzie formative private.

La nostra posizione
I docenti tecnico pratici si stanno organizzando per difendere la propria categoria professionale ed il considerevole patrimonio culturale che ciascuno di loro ha accumulato in tanti anni di esperienza d’insegnamento. 
Ritengono che nelle materie tecniche d’indirizzo la formazione degli allievi, intesa nel senso più ampio, presuppone un percorso didattico articolato e complesso in cui si sommino e si affianchino consistenti conoscenze e competenze di tipo teorico e pratico. 
Non a caso, infatti, il nostro sistema attuale prevede siano insegnate mediante la compresenza del docente di teoria e del docente tecnico-pratico. Inoltre, l’importanza delle attività laboratoriali non è solo dovuta alla mera acquisizione di competenze e capacità operative bensì all’imprescindibile momento di riflessione, approfondimento e verifica sui fondamentali concetti di discipline che sarebbero notevolmente più difficili da capire e acquisire solo mediante una trattazione puramente teorica.
Infine, le attività svolte in laboratorio, siano esse pure esercitazioni pratiche, di misura, collaudo o sperimentazione fisiche, sono un momento di sintesi per lo sviluppo del sapere, del saper fare e del saper agire. D’altra parte è noto che più volte e da più parti si è auspicata la necessità di realizzare una scuola del saper fare e non si comprende come questa possa essere realizzata senza gli I.T.P. che, da moltissimi anni ormai, organizzano e gestiscono in piena autonomia le attività di laboratorio allo scopo di permettere agli alunni una partecipazione attiva al lavoro sperimentale.
Esprimiamo, pertanto, la ferma convinzione dell’importanza e dell’indispensabilità delle discipline tecnico-pratiche nell’insegnamento delle materie dell’area d’indirizzo degli ITIS e degli IPSIA e più in generale negli istituti secondari di secondo grado. 
Ricordiamo, altresì, che nella direzione di affermazione della partecipazione a pieno titolo nei consigli di classe e del riconoscimento della professionalità e della piena autonomia degli I.T.P. - anche in sede di valutazione e di scrutinio – in data 3 maggio 1999 è stata promulgata la nota Legge n° 124 - Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico. Insegnanti tecnico-pratici. In seguito, a conferma di quanto deciso dal Legislatore con la Legge n° 124, è stato stabilito che i docenti ITP, esattamente come tutti gli altri docenti, possono essere designati dal C.d.C. quali commissari per gli Esami di Stato.

Rivendicando, inoltre, il lavoro svolto negli anni trascorsi, le conoscenze e competenze acquisite e maturate nella didattica, lo studio e l’aggiornamento anche a proprie spese e da autodidatti, gli I.T.P. lotteranno uniti affinché sia loro riconosciuto e mantenuto lo stato giuridico ed economico di docenti.

Difendendo con forza la scuola pubblica e rivendicando il carattere formativo e critico che in essa svolge l’insegnamento laboratoriale, ricordiamo che l’Art. 482 (Passaggi di cattedra per modifiche di ordinamento) del decreto legislativo16 aprile 1994, n. 297, così recita:
1. “Nei casi di modifica di ordinamenti scolastici ovvero di programmi di insegnamento, i docenti di materie non più previste e comunque diversamente denominate o raggruppate, sono assegnati dal Ministero della pubblica istruzione, su conforme parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, a materia o gruppo di materie affini, conservando a tutti gli effetti lo stato giuridico ed economico in godimento”;
2. “Su proposta del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, il Ministro della pubblica istruzione può disporre la frequenza obbligatoria di apposito corso di aggiornamento e di qualificazione”.


Pertanto chiediamo
A. che sia garantito a tutti gli Insegnati Tecnico Pratici lo stato giuridico ed economico di docenti, così come stabilito in sede d’istituzione di tale figura professionale (DLgs 1277/48, in GU 6/11/1948 n. 259);
B. che sia applicato a pieno il comma 1 dell’art. 12 del C.C.N.L del 26-05-99 ancora in vigore che, tra l’altro, così recita: “nell'ambito dei processi di riforma e di innovazione nella scuola, la formazione costituisce una leva strategica fondamentale per lo sviluppo professionale del personale, per il necessario sostegno agli obiettivi di cambiamento, per un’efficace politica di sviluppo delle risorse umane attraverso qualificate iniziative di prima formazione ed in servizio, di mobilità, riqualificazione e riconversione professionale, nonché di interventi formativi finalizzati a specifiche esigenze. La formazione si realizza anche attraverso strumenti che consentono l'accesso a percorsi universitari, per favorire l'arricchimento e la mobilità professionale mediante percorsi brevi finalizzati ad integrare il piano di studi con discipline coerenti con le nuove classi di concorso e con profili considerati necessari secondo le norme vigenti”;
C. che siano attuati il comma 5 e 6 dell’art. 12 del C.C.N.I. 98/2001 del31/08/99 che così recitano:
comma 5 “La formazione dei docenti della scuola secondaria si realizza anche mediante l’accesso a percorsi universitari brevi finalizzati all’integrazione dei piani di studio in coerenza con esigenze derivanti dalle modifiche delle classi di concorso e degli ambiti disciplinari”;
comma 6 “Il Ministero ricercherà tutte le utili convergenze con il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e la Conferenza Permanente dei Rettori delle Università Italiane per favorire l’accesso al personale interessato, ivi compreso il riconoscimento dei crediti formativi”;
D. che in sede di emanazione della direttiva per la formazione del personale, che come previsto dall’art. 12 del C.C.N.L del 26-05-99 deve essere effettuata entro il 31 ottobre antecedente a ciascun anno finanziario, il Ministero definisca come obiettivo prioritario l’attuazione di corsi di riconversione ad hoc per tutti gli I.T.P. sprovvisti di laurea. Soluzione, quest’ultima, tra l’altro già possibile anche semplicemente applicando l’art. 3 della Direttiva 27 giugno2002 n°74;
E. che si valuti la possibilità di riutilizzare gli I.T.P. in qualità di docenti anche scorporando, ove possibile, la compresenza con il docente di teoria.
All’uopo si dichiarano disponibili anche a seguire percorsi universitari tali da garantire loro l’accesso a nuove classi di concorso per l’insegnamento negli Istituti Secondari di Secondo Grado oppure anche in eventuali nuove discipline attinenti le nuove tecnologie nelle scuole medie (ad esempio Tecnologia informatica, disciplina prevista nelle Indicazioni Nazionali per piani di studio personalizzati della nuova scuola secondaria di 1° grado).


Dobbiamo mobilitarci per
1. salvaguardare, attraverso l’autonomia didattica, l’identità e specificità degli istituti tecnici e professionali, la capacità di coniugare formazione culturale e professionale avendo sempre in considerazione le caratteristiche degli studenti che scelgono gli istituti tecnici e quelli professionali;
2. vedere riconosciuta l’importanza e l’indispensabilità degli Insegnamenti Tecnico Pratici e del patrimonio professionale, umano e strumentale che li caratterizza;
3. ribadire la necessità nelle attività di laboratorio della compresenza dell’Assistente Tecnico e dell’Insegnante Tecnico-Pratico;
4. affermare il rifiuto del sistema duale che separa istruzione e formazione secondo il modello di tipo “Liceale” generico e non professionalizzante e quello tecnico di tipo “Professionale”, da cui scaturisce l’abolizione degli Istituti Tecnici;
5. rafforzare, valorizzando l’autonomia didattica, l’introduzione e la sperimentazione dell’insegnamento laboratoriale nei licei;
6. il rifiuto della scelta di realizzare una formazione tecnica solo nei corsi post-diploma (I.F.T.S) e/o in corsi universitari brevi, prevista dalla riforma Moratti;
7. il rifiuto del curriculum di 25 ore settimanali, la riduzione del numero delle discipline, il considerarne alcune "facoltative”;
8. il rifiuto della precocità della scelta degli studi secondari e innalzamento della durata per tutte le tipologie a 5 anni effettivi.