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Z, ORGIA DEL POTERE
A PROPOSITO DI AUTONOMIA SCOLASTICA,
NEODIRIGENTI E PADRONI DELLE FERRIERE …
Con il 1° settembre è - si
fa per dire - "scattata" la
tanto decantata autonomia scolastica
(con il corollario della dirigenza ai
capi di istituto), il provvedimento presentato da Governo, sindacati
concertativi ed esperti di cose
scolastiche che, evidentemente, mai
hanno messo piede nella scuola reale,
come il toccasana per i mali della scuola italiana.
Proviamo a fare il punto della situazione
ad un mese dalla ripresa dell'attività scolastica. A fronte di tante fumose parole, attualmente le certezze sono due: 1) i fondi destinati all'attuazione
dell'autonomia sono stati drasticamente
decurtati del 70%; 2) a diversi capi
di istituto sembra che l'idea del
potere abbia dato alla testa.
Così, nell'anno fatidico dell'entrata in
vigore dell'autonomia per tutte le scuole, i fondi stanziati sono scesi da
4.250.000 a 1.500.000 (quota per ogni istituto); da 74.500 a 25.000 (quota
da moltiplicare per il n° di docenti); da 7.150
a 2.500 (quota da moltiplicare per
il n° degli alunni). Quelli per la formazione
dei docenti: da 890.000 a 750.000 (quota per istituto); da 31.500 a 12.000 (quota per il n° dei docenti).
Mentre il comportamento tenuto da alcuni capi
di istituto mostra come, in realtà, quella che è veramente
"scattata" sia la dirigenza
(con eventuale corollario dell'autonomia). Si è subito visto a proposito della
"facoltà di scelta" dei
propri collaboratori: si spazia dai
comportamenti blandamente più concilianti (d'ora
in poi posso scegliere io, ma scelgo quelli che avevate votato voi l'anno
scorso - il più gettonato); a quelli apparentemente democratici (datemi una rosa di nomi tra cui scegliere);
a quelli tout court autoritari, di chi ha le fregole del potere e non ha voglia
di attendere il prossimo anno (ah,
dimenticavo: vi comunico i nominativi dei collaboratori che ho scelto). Si
tratta di varianti, connesse a volte al bon ton del singolo individuo, altre
alle indicazioni del sindacato di appartenenza, che non modificano la sostanza
del problema: la collegialità
prevista dai Decreti Delegati (che sono ancora legge, checché ne dica il Consiglio di Stato) non è stata rispettata e prefigura
lo scenario del prossimo anno. Peraltro,
non è ancora chiaro come, se e da
quali fondi saranno retribuite le attività di questi collaboratori: sulla
ripartizione del Fondo di Istituto il Collegio è ancora sovrano.
Altri comportamenti da parvenu del potere che
nelle scuole abbiamo avuto modo di riscontrare in questo breve lasso di tempo
(frutto evidente delle abbondanti libagioni per festeggiare l'evento,
confortate, probabilmente, dal profumo
dei soldi: per finanziare il cosiddetto "contratto d'ingresso" dei dirigenti, il Governo prevede lo
stanziamento di 238 miliardi; cosa
che spiega il mistero dei 700 miliardi
prima promessi ai confederali e poi scesi a 400) sono i seguenti:
·
dichiarare
che le ore impiegate in riunioni
collegiali prima dell'inizio delle lezioni non rientrano nel computo
delle 40 ore (falso! Il Contratto parla chiaro: "per la partecipazione alle riunioni del Collegio docenti, ivi compresa
l'attività di programmazione e verifica di inizio e fine anno", art.
42 del CCNL 4/8/95, ancora in vigore);
·
obbligare i "propri" docenti a venire a scuola a
svolgere le attività più disparate
per 18, 22 o 25 ore settimanali prima dell'inizio delle lezioni perché
così prevederebbe non si sa quale norma (falso!,
quelle quantificate in precedenza sono le ore
di lezione ("attività di
insegnamento" del singolo docente, art. 41); tutte le altre attività ("attività funzionali all'insegnamento"
vanno programmate e deliberate e rientrano, appunto, nelle 40 ore);
·
pretendere il recupero in attività varie, nelle
scuole superiori, delle frazioni orarie
in caso di diminuzione dell'ora di lezione dovuta a causa di forza maggiore (falso!,
in tal caso non sussiste alcun obbligo, come previsto dalle C.M. 243 del 22/9/79 e 192 del 3/7/80 e ribadito dagli Accordi di interpretazione autentica
dell'1/7/97 e nella riunione con l'ARAN del 27/7/2000); l'unico obbligo al
recupero sussiste se si delibera la sperimentazione dell'orario;
·
spostare tout court - senza ragioni e,
soprattutto, senza fornire motivazioni - colleghi
da una sezione all'altra o da un corso all'altro (anche in questo caso: le competenze degli Organi Collegiali sui
criteri di formazione classi e attribuzione delle cattedre sono ancora valide);
·
dichiarare
che per ricoprire l'incarico di funzione obiettivo occorre aver svolto un corso
ad hoc, quindi non si può che riconfermare
le persone dello scorso anno (facendole, di fatto, diventare immediatamente
"figuri di sistema" o "figure che si sistemano", a dir si voglia ) è dire cosa falsa; le
funzioni obiettivo, ancorché altro pezzo
portante, insieme al famigerato concorsone,
del nefando Contratto voluto da
CGIL-CISL-UIL-SNALS, devono comunque essere di volta in volta individuate e votate;
·
scegliere, di fatto, le persone per ricoprire gli incarichi di
funzione obiettivo, senza che il Collegio abbia individuato le aree e gli
eventuali candidati abbiano presentato un progetto ed un curriculum (l'iter è scandito dal Contratto);
·
dichiarare
che tutti i docenti sono tenuti a
svolgere il numero delle verifiche scritte e orali mensili deciso autonomamente dal dirigente o obbligare i docenti a dare
anche un giudizio oltre che un voto per le verifiche nelle superiori (sugli aspetti didattici il Collegio ha la massima sovranità);
·
imporre
al personale ATA le proprie autonome
decisioni in merito
all'organizzazione del lavoro e all'articolazione dell'orario; non prendere in
considerazione la riduzione a 35 ore per i turnisti (le decisioni vanno concordate con il personale).
I comportamenti descritti (abbiamo
volutamente omesso quelli tradizionalmente autoritari,
fin troppo presenti anche prima
dell'attribuzione della dirigenza) si configurano - va da sé - come
atteggiamenti da padrone delle ferriere.
Così è bene ricordare, ogni tanto, ai
neodirigenti cosa dovrebbero
dirigere, perché rivestono quel ruolo
e con quali soldi sono retribuiti. E a noi stessi che siamo ancora in un regime democratico, che abbiamo un contratto di lavoro che regola (a maggior ragione, ora che è di
natura privatistica) prestazioni e orario e che non siamo dei servi
corvéables a merci. E che, anche se molti si riempiono la bocca con termini
roboanti come "azienda" o
"impresa", la funzione che
svolgiamo è sempre quella di fornire
formazione nella scuola pubblica.
Potremmo anche ricordare loro che, se vogliono proprio mostrare capacità
organizzative, si diano da fare in primis
per retribuire tutte le ore aggiuntive che facciamo (e nei tempi dovuti, non l'anno dopo) -
come avviene in tutte le "aziende"
- ad esempio per le attività del Fondo
di Istituto, l'altra bella pensata di CGIL-CISL-UIL-SNALS.
Alcuni capi di istituto hanno trasformato
il primo Collegio in un monologo, sorta di prolusione
di inizio d'anno per farci capire la
nuova aria che tirava, in cui ci hanno raccontato (più o meno bene) la
lezione appresa nei corsi di
formazione/indottrinamento che hanno seguito per accedere al ruolo di
dirigenti (corsi tenuti in genere dalla Confindustria,
che di padroni delle ferriere se ne
intende) e come frutto dei suggerimenti delle loro organizzazioni sindacali. Si
è trattato, non a caso, per lo più di dichiarazioni a carattere fortemente ideologico, senza quel pragmatismo che dovrebbe
essere la principale dote dei manager.
In alcuni casi è perfino stata negata a qualche collega la parola (come avviene
a qualche nostro studente che non sopporta interruzioni per paura di non
riuscire a sciorinare tutta la lezione). La sostanza è stata la seguente: siamo in una comunità; abbiamo degli
obiettivi comuni da conseguire (quelli del POF), a cui tutti si devono
attenere; la concorrenza è forte, così, per far vincere la nostra impresa -
perché sì, ora noi siamo un'impresa - ognuno deve mettere da parte i propri
sentimenti, idee e personalismi. Non c'è posto per l'individualismo (vaga
minaccia di espulsione dalla comunità). I dirigenti che hanno fatto un simile
discorso hanno introdotto un'unica variante: la frase "adesso decido io, come ha chiarito il
Consiglio di Stato" l'hanno detta subito
o alla fine del discorso. Non si sa
quanto ne siano consapevoli, ma intendiamo ricordare a questi signori che il mix delle tre cose ("decido io", "tutti si devono adeguare alle decisioni
della comunità e non c'è posto per
chi non è d'accordo") è la quintessenza di ogni sistema totalitario.
OCCORRE QUINDI ATTREZZARSI PER DARE UNA
RISPOSTA ORGANIZZATA A CHI INTENDE TRASFORMARE LE SCUOLE IN ISTITUZIONI TOTALITARIE:
DALL'11 AL 13 DICEMBRE CI SARANNO LE ELEZIONI PER LE RAPPRESENTANZE SINDACALI
UNITARIE (RSU). INVITIAMO TUTTI I LAVORATORI A PRENDERE CONTATTO CON LA
FEDERAZIONE PROVINCIALE DELLA CUB PER ORGANIZZARE FIN DA SUBITO LE LISTE IN
OGNI SCUOLA.
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CUB SCUOLA
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