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Decreto scuola secondaria - Note a margine

31 gennaio 2005 Rino Ermini - CUB Scuola.
 

Note a margine dello "schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione a norma dell'articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53"


Lo schema.
Lo "schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione a norma dell'articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53", cioè lo schema della riforma Moratti applicata alla scuola media superiore, è come ce lo aspettavamo. Risponde a ciò che da tempo andiamo dicendo, facili profeti perché buoni osservatori dell'opera di questo come dei governi che l'hanno preceduto.


Provvedimenti devastanti.
Si tratta semplicemente di provvedimenti devastanti, sotto ogni punto di vista, che per essere fermati avrebbero avuto bisogno di opposizione e di lotte che non ci sono state se non in minima parte. Ci vuole comunque ora una risposta urgente che sia chiara e decisa e coinvolga studenti, famiglie e lavoratori della scuola. Se mancherà, la sconfitta sarà definitiva.


L'aspetto politico.
In questo schema è inesistente qualunque riferimento serio e concreto alla cultura, alla formazione del cittadino, alla crescita umana delle persone in funzione di una società migliore, più giusta, meno arrogante e meno violenta. A meno che non si vogliano considerare valevoli a tal proposito quelle cinque righe del comma 2 dell'articolo 1 che sembrano messe lì apposta a dimostrare tutta la cialtroneria e la superficialità di chi l'ha redatto. Poche righe che soprattutto dimostrano con chiarezza quale peso e quale importanza vengono dati da questo governo e da chi gli sta alle spalle a questioni che non siano riconducibili alla produzione, al profitto e all'addestramento ad essi funzionali. Addirittura in queste poche righe si finisce col far credere che "l'autonoma capacità di giudizio e l'esercizio della responsabilità personale e sociale" dipendano dalla cura che uno mette nelle "conoscenze relative all'uso delle nuove tecnologie" e nella "padronanza di una lingua europea, oltre all'italiano e all'inglese", naturalmente. Ve le ricordate le tre "i"? Due sono già in queste cinque righe. La terza è nel resto dello schema.


Il sistema binario.
Il nocciolo della riforma è la divaricazione fra sistema dei licei e istruzione professionale. Il sistema dei licei è per chi, dopo il diploma, dovrà proseguire all'università e perciò andare poi a ricoprire nel mondo del lavoro posti di responsabilità o di comando. Per chi dal sistema dei licei non andrà comunque all'università, potrà esserci la prospettiva di un inserimento migliore nel mercato del lavoro. Il sistema dell'istruzione professionale, che sarà di competenza delle regioni (e qui ci sarebbe da aprire un discorso sulle risorse di ciascuna regione e perciò sui dislivelli di formazione professionale), sarà per i poveri, per i paria della società.


La scelta
Questi paria non saranno ancora entrati nell'adolescenza che già avranno dovuto scegliere di fare gli schiavi per il resto della loro vita. La scelta, appunto, è nodo centrale. L'interessato che voce in capitolo potrà avere a quell'età? E' evidente che sceglierà per lui la famiglia; o sceglieranno quelle agenzie private che da anni girano le scuole medie inferiori per fare opera di "orientamento" e spiegare a chi legge e scrive male ed è svogliato (che per caso quasi sempre è figlio di poveri) che deve iscriversi al professionale o andare a lavorare e a chi legge e scrive bene e sa studiare (che guarda caso quasi sempre è figlio del dottore) che deve iscriversi al liceo, andare all'università e poi comandare e guadagnare bene. Siamo tornati ai tempi di don Milani, con i diversi destini dei Gianni e dei Pierini. Ma non saremo noi a meravigliarci poiché sappiamo bene che i padroni sanno fare il loro mestiere e quanto più le classi subalterne abbassano la guardia e si adagiano nella società del consumismo, tanto più questi si fanno sentire e rioccupano gli spazi eventualmente persi grazie alle lotte del passato.


Lo stage
Nel sistema di istruzione professionale è previsto che buona parte della scuola la si possa fare sotto forma di stage presso le aziende. Noi lo chiamiamo lavoro gratis per i padroni. Assisteremo a furibonde lotte degli extracomunitari i quali non hanno ancora intravisto la sia pur vaga possibilità di un lavoro minimamente riconosciuto e legalizzato e già se lo vedranno rubare da orde di studenti del professionale disposti a lavorare gratis. Ci aspetta una nuova fase del fenomeno razzista: gli extracomunitari contro i professionali. Intanto di fronte alla possibilità di formazione in azienda scatta il becero senso comune: "Sì, è vero, lavorano gratis, ma intanto imparano un lavoro". Come nel più profondo medioevo, quando il garzone lavorava gratis per anni prima di ricevere un salario. Oggi però la situazione rischia di essere peggiore. Anni di lavoro gratis (più che per imparare un lavoro per imparare a fare il servo) e lavoro sicuro e diritti mai.


Voto di condotta
Ritorna alla grande il voto di condotta. Non che prima non ci fosse, ma la parola "comportamento" ridiventa importante, direi fondamentale, dopo che per decenni, a seguito delle lotte degli anni fra i Sessanta e i Settanta, si era cercato di dare valore ad altro. Che si ridia importanza al "comportamento" vuol dire che si torna a dare importanza alla capacità di sottomissione e adeguamento al potere delle nuove generazioni. Puoi essere anche bravo, cioè conoscere e saper fare le cose, ma se non saprai sottometterti sarai penalizzato, emarginato eliminato.
Questo aspetto della riforma entusiasma molti colleghi e questo ci dà la misura della situazione in cui siamo. Si entusiasmano coloro che vedono nel voto di condotta l'arma per ristabilire quella disciplina che a volte sfugge loro di mano o per tenere alla larga dalla scuola superiore gli svogliati, i ribelli e i marginali o semplicemente per punirli di un modo d'essere che non è funzionale alla gerarchia del potere.


Insegnamento di educazione fisica
E' previsto che vi sarà una sola ora a settimana di educazione fisica. E' chiaro: meno ore di lezione si fanno, meno docenti servono. Si comincia con l'educazione fisica. Poi si vedrà. Ma è facile predire il futuro. Intanto per le ore di questa materia che non saranno fatte a scuola si potrà comunque chiedere che gli studenti producano la certificazione di averle fatte altrove (crediti). E dove se non presso le miriadi di palestre e impianti sportivi privati e a pagamento disseminati sul territorio? Hanno un nome: CONI. Fa pensare un volantino comparso nelle scuole ad opera di docenti di educazione fisica in cui ci si rivolge alle associazioni sportive perché intervengano a correggere la svista governativa. Ci si rivolge proprio a chi ha lavorato per far andare le cose in un certo modo. I colleghi di educazione fisica che perderanno il posto (o che, disoccupati, non avranno mai più accesso alla scuola pubblica) stiano tranquilli: saranno assunti dalle suddette associazioni. A lavoro nero naturalmente (o con uno dei tanti contratti a diritti zero previsti dalle leggi del liberismo, che è la stessa cosa) e a metà stipendio.


Essere d'accordo
Attenzione. Molti colleghi, anche per il clima meno marcato di attenzione alla didattica che si respira nelle superiori rispetto a medie inferiori, elementari e materne, e per una certa qual aria di supponenza e superiorità che ci fa guardare con distacco agli altri ordini di scuola, vedono di buon occhio questi provvedimenti. Questa disponibilità è diffusa anche fra quelli di "sinistra". Chi sono i favorevoli?

· Gli entusiasti del voto di condotta.
· Coloro che sono asserragliati sull'insegnamento della disciplina ed escludono dal loro orizzonte qualunque aspetto culturale generale e di metodologia didattica.
· Coloro che vedono di buon occhio la scomparsa di alcune discipline o il loro ridimensionamento. Chissà poi perché? Forse perché detestano i colleghi che le insegnano o perché hanno sempre pensato che insegnare il greco o la matematica sia più nobile che insegnare l'educazione fisica.
· Coloro che sono convinti che la diminuzione dei docenti porterà ad avere più disponibilità di soldi, perciò a migliori stipendi per chi rimarrà. Questi sono quelli che ancora non hanno compreso che i soldi, quando ci sono in più, vanno alle scuole private, alle imprese, al ministero della guerra, e via di questo passo.
· Coloro che, pensando di essere i più bravi e lavoratori indefessi, sono convinti che spariranno gli altri, i meno bravi e i fannulloni, e così non solo si starà più larghi e meglio, ma ci sarà per loro il tanto sospirato "riconoscimento".
· Coloro che vogliono una scuola superiore di classe, fatta solo per ricchi, benestanti e integrati.

Tutti costoro, intanto, attribuiscono i disagi addensatisi sulla scuola negli ultimi anni proprio a causa di determinati provvedimenti governativi, a chissà quale aria malefica e da questa riforma si aspettano aria pulita. Quando si accorgeranno, se si accorgeranno, sarà troppo tardi.

 
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