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RIFLESSIONI SULL'ISTRUZIONE PROFESSIONALE

di Michelangelo Ferragatta

Con decreto del 15.04.1994 (programmi e orari di insegnamento per i corsi post-qualifica degli istituti professionali di Stato) venne istituita la cosiddetta area professionalizzante, detta anche III area. 
In pratica 300 ore annuali (200 di lezione e 100 di stage presso aziende) al IV e V anno sono gestite dalle regioni.
Nel corso degli anni le conseguenze sono state:
-perdita di posti di lavoro per gli insegnanti statali delle materie professionalizzanti in quanto ogni classe IV e V ha "ceduto" sei ore settimanali di lezione, tutte di materie specialistiche, alla gestione regionale.
-le singole regioni non hanno gestito l'area professionalizzante ma semplicemente l'hanno finanziata attraverso agenzie formative di loro fiducia( ad esempio IAL-CISL; ENFAP-UIL; ENAIP-ACLI; CSEA con partecipazione di enti vari; ISVOR-FIAT)
-il personale di tale agenzie, che doveva nelle intenzioni mettere a contatto la scuola con il mondo del lavoro, è reclutato secondo criteri stabiliti dalle agenzie stesse e sovente vede neolaureati alle prime armi, studenti universitari (magari studenti diplomati due anni prima nell'istituto stesso dove poi compaiono come improvvisati docenti) e umanità di vario genere, vista la natura sindacal-confederale delle agenzie medesime. 
Il contrasto con i docenti precari in attesa da decenni di un posto fisso mi pare evidente.
- la didattica svolta da tali agenzie è, talvolta, di basissimo livello.Qualche volta gli stage sono proficui ed altre volte deludenti.
L'indice di gradimento degli studenti rimane alto, visto che per un giorno la settimana fanno poco o nulla e l'unico modo per non superare gli esami finali di tali corsi è di sforare il limite di frequenza ai medesimi.
La legge istitutiva sancisce l'unitarietà del curricolo (corsi statali con regionali) per il superamento dell'esame di Stato ma diplomati all'esame di maturità, o Stato, sono talvolta privi del diploma di III area per scarsa frequenza ai corsi regionali.
Nel caso della regione Piemonte un'apposita circolare regionale ha contemplato e risolto questo caso, ovviamente in contrasto con la normativa statale.
Sovente le agenzie non hanno strutture adatte alla bisogna e perciò usano aule e laboratori della scuola in cui operano: vanno alla grande le sale computer. Negli istituti meno sprovveduti si tenta di far pagare loro un affitto.
Il diploma rilasciato alla fine del corso è di inutilità pressoché certa; talvolta lo studente manco lo ritira dalla segreteria della scuola.
-un corso di III area costa circa 40 milioni delle vecchie lire a classe ed all'anno (facile fare il conto del costo orario.... e rapportarlo alla paga oraria dell'insegnante statale).
Se le regioni non finanzino i corsi stessi che allora diventano "surrogatori" è nuovamente lo Stato a provvedere con un costo medio di 20 milioni delle vecchie lire all'anno ed a classe e che la singola istituzione scolastica versa all'agenzia formativa preposta.
-ai corsi, sia finanziati che surrogatori, partecipano spesso, come libera prestazione professionale, docenti di scuole statali o dell'istituto o della classe stessa (qui si alternano poveri "travet" in arrotondamento stipendiale con "narcisi" in autostima; per tutti è bene stendere veli pietosi sulla loro sensibilità sindacale) mentre il tutto doveva essere, come prima scritto, un proficuo momento di contatto con il mondo del lavoro.
-per i corsi surrogatori viene nominato un "direttore" che normalmente è il dirigente scolastico e che, giustamente, trae da ciò un compenso (circa un milione lordo delle vecchie lire, all'anno ed a classe).
Peccato che il dirigente scolastico sia contemporaneamente preposto al controllo della validità del lavoro svolto dall'agenzia formativa e compensato dall'agenzia stessa come direttore dei corsi, con evidente conflitto di interesse.
-qualche istituto professionale torinese invia i propri studenti dei corsi di III area presso agenzie formative gestite da istituzioni religiose, nonostante la scelta laica dello studente e della sua famiglia.
Come vedete gli istituti professionali sono da circa un decennio i precursori di nefaste regionalizzazioni-privatizzazioni clientelari, truffaldine per lo studente, dannose per i docenti e costose per i contribuenti.
In pratica si è riusciti a peggiorare un servizio aumentando i costi materiali e umani........... 
Parere dello scrivente è che la magistratura ordinaria stessa avrebbe di che dire su tutta la questione visto l'uso di fondi pubblici per scopi tanto contorti e il millantato credito delle agenzie. Le stesse che periodicamente riempiono le pagine dei giornali con la pubblicità dei loro corsi (dal giardinaggio all'informatica.....) gratuiti per gli utenti, anche perché la comunità già li ha pagati finanziando con le tasse la formazione professionale regionale.

Michelangelo Ferragatta, insegnante di chimica presso IPSIA "A.Gobetti Marchesini" di Torino


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