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Questionario alle famiglie per l'elaborazione del Porfolio nella scuola elementare Leonardo da Vinci di Milano 

di Monica Bacis (genitore) - da Retescuole


Milano
, 14/06/2005 

Rispondo per punti all’intervento della dirigente della scuola elementare Leonardo da Vinci di Milano in seguito alla pubblicazione su Retescuole del mio intervento sul Questionario per le Famiglie distribuito ai genitori della scuola ai fini della compilazione del Portfolio delle Competenze.

Dirigente: ”Duole constatare come i legittimi e lodevoli tentativi che i docenti della nostra (e di altre scuole) stanno mettendo in atto con impegno e fatica, nell’ambito del diritto-dovere alla formazione professionale, per innovare la pratica valutativa alla luce dei più recenti orientamenti pedagogici di respiro europeo, vengano avviliti da questo violento attacco di rifiuto per tutto ciò che costituisce l’impianto o soltanto il lessico della Riforma. Attacco che viene diffuso con diligente e martellante ampiezza e capillarità, sia all’interno che all’esterno delle scuole ed anche attraverso la rete”.

Innanzitutto non comprendo perché il lavoro dei docenti delle Leonardo da Vinci di elaborazione del portfolio debbano essere considerati lodevoli: se, come sostiene lei, le Indicazioni Nazionali sono legge, non vedo perché debbano essere lodati visto che fa parte delle ordinarie attività del docente. Idem per la fatica, che avrebbero potuto risparmiarsi visto che la normativa sulla valutazione non è ancora legge, come hanno fatto numerosi collegi docenti in molte scuole d’Italia.
Dichiarare che il portfolio e altre parti della riforma siano innovativi solo perché rispondenti “ai più recenti orientamenti pedagogici di respiro europeo” non significa affatto attribuire validità a questo strumento di valutazione: sarebbe un po’ come dire “è il migliore perché tutti lo utilizzano”. Sono dell’idea che il primo compito della scuola sia quello di accrescere la coscienza critica e insegnare agli studenti ad elaborare una propria opinione, non certo insegnare a seguire l’onda senza porsi domande. E’ evidente che se una direzione scolastica dichiara di seguire un orientamento, debba anche essere in grado di argomentare dettagliatamente la propria scelta: quali sono questi orientamenti? In quali paesi e come sono stati recepiti? Dove sono stati recepiti, quali sono i risultati?
E’ oramai noto che la politica scolastica europea mira a privatizzare l’educazione e ad introdurre logiche di mercato nella scuola al fine di accentuare sempre più la differenze sociali, offrendo livelli di scuole diversi per categorie socio-economiche differenti: nella riforma della scuola secondaria questa divisione è lampante, essendo appunto l’obiettivo. Ma è anche noto che in tutta Europa sono nati negli scorsi anni movimenti di docenti, studenti e genitori per contrastare questo genere di politica, soprattutto nei confronti di questi “innovativi” strumenti di valutazione che hanno portato notevoli disparità sul territorio. Per quanto riguarda i test, per esempio, i docenti e gli studenti dei movimenti riuniti a Bergen in Norvegia il maggio scorso per L’Educational Europea Forum hanno dichiarato all’unanimità che questo nuovi metodi di rilevazione degli apprendimenti sono alquanto superficiali perché rilevano parzialmente il livello di apprendimento dell’alunno e perché la valutazione standardizzata influisce pesantemente sulla didattica stessa: in Inghilterra, per esempio, la didattica è ormai modellata sui test. Ma non solo. La valutazione ha portato a generare una classifica delle scuole al punto da influire sul mercato delle case: in Inghilterra una scuola ben posizionata in classifica ma aumentare il valore delle case circostanti. Contrariamente a quanto sostiene lei, ripetendo le dichiarazioni del ministero, i modelli di valutazione europei hanno generato una forte opposizione in tutta Europa, soprattutto da parte dei docenti e sono state messe in atto pratiche di resistenza e di boicottaggio di tali strumenti. I più recenti orientamenti pedagogici di respiro europeo, quindi, non sono garanzia di qualità e sono fortemente osteggiati dalla classe docente.

Dirigente:“E non solo ci si limita alla critica demolitrice (l’aggettivo “demenziale” riferito alle domande-guida nella parte del portfolio dedicata alle famiglie è davvero offensivo!) ma, per meglio boicottare ogni tentativo di ricerca e di studio, si costruisce un’azione intimidatoria verso i docenti e i dirigenti, mirata a prospettar loro denunce per violazione della privacy …. come se la richiesta di alcune semplici e rispettose informazioni sulla personalità e sugli interessi dell’alunno nell’ambito della famiglia possa ledere questa sfera!”.

Sfido chiunque a giudicare sensata e didatticamente significativa la domanda: SUO FIGLIO/A è: timido, disponibile, vivace, capriccioso, aggressivo, egocentrico, allegro. E se le dicessi che mia figlia è tutte questo cose insieme, che tipo di valutazione ne trarrebbe? L’unica valutazione possibile è che il questionario è superficiale perché non considera la complessità psicologica ed emotiva dei bambini delle scuole elementari e l’evoluzione della loro personalità, oltre che mostrare una certa frettolosità e superficialità nell’elaborazione. Credo che la fatica e l’impegno dei docenti non abbiamo infatti prodotto un risultato all’altezza delle energie spese. Pur essendo contraria all’applicazione del porfolio, in quanto non obbligatorio per legge e perché lo considero uno strumento discriminatorio, direi che il risultato avrebbe potuto essere migliore. A questo proposito riporto il modello di questionario per le famiglie adottato dal XX circolo di Parma, che mi sembra perlomeno rispettoso della privacy e attinente all’obiettivo: valutare lo studente e la sua partecipazione alla vita della scuola, non al suo carattere, alla sua personalità e, soprattutto, alla sua vita privata:

XX Circolo di Parma: LE PAGINE DEI GENITORI
Racconto mio figlio - Atteggiamenti nei confronti delle vita scolastica
1 – Ha vissuto la scuola con:
- serenità
- entusiasmo
- superficialità
- difficoltà
- altro….
2 – ha partecipato alle proposte con:
- piacere
- impegno
- interesse
- discontinuità
3 – Ha dimostrato particolare interesse per:
(risposta libera)


Rispetto al discorso privacy, mi stupisco di fronte a tanta ingenuità. Le “semplici e rispettose informazioni” di cui parla la dirigente sono una vera e propria ingerenza nelle vita privata dei bambini e delle famiglie: mi chiedo a cosa possa servire sapere quante ore di tv guarda il bambino e quali trasmissioni ai fini valutativi, al fine di etichettare la famiglia invece questa domanda ha un senso molto preciso. Idem per le domande sulle attività extrascolastiche, sul tempo trascorso in casa, sui libri, ecc.
Sfido qualunque genitore, sapendo che le risposte verranno utilizzate ai fini valutativi, a dichiarare che il figlio sta davanti alla tv per 6 ore al giorno, che non legge nulla al di fuori dei libri scolastici o che guarda solo programmi educativi.

Infine vorrei riportare la dirigente al rispetto della legalità, tanto sbandierata quando si tratta di applicare la riforma, ma ignorata quando si entra nel discorso privacy: l’utilizzo delle informazioni che sono state richieste nel questionario, che lei sia personalmente d’accordo o meno, per essere utilizzate a qualunque fine devono essere munite delle liberatoria sulla privacy.
Ribadisco quindi la ILLEGITTIMITA’ DEL QUESTIONARIO da lei distribuito alle famiglie e il DIRITTO DEI GENITORI DI RIFIUTARSI DI COMPILARLO e di ricorrere al garante.

Dirigente:”A ciò si aggiungono pesanti illazioni, studiate per meglio distorcere il senso educativo del portfolio, facendolo apparire uno strumento perverso e dannoso per il futuro dell’alunno: così si va dicendo che… “la scuola utilizzerà queste informazioni per VALUTARLO e INSTRADARLO verso i percorsi scolastici successivi” …
E’ bene invece ribadire che una valutazione autenticamente formativa è quella che raccoglie con spirito costruttivo ogni utile elemento di conoscenza dell’alunno, con il solo fine di promuoverne ogni potenzialità, affrontando al meglio limiti e difficoltà attraverso un vero partenariato di alleanza e collaborazione con la famiglia, che resta, con la propria responsabilità, il fulcro del progetto educativo.
Non si può pensare che la finalità della valutazione sia quella di imporre all’alunno un cliché posticcio e predefinito… sarebbe come tradire il fine ultimo del processo educativo che è quello di aiutare ogni individuo a conoscere al meglio se stesso per sviluppare e realizzare pienamente le proprie potenzialità”.


Mi scusi allora a cosa serve il porfolio se non a valutare predisposizioni, capacità e competenze al fine di accompagnarlo nel percorso formativo più adatto per lo studente? Se questo non è l’obiettivo, qual è lo scopo del porfolio? E della collaborazione con la famiglia? Nello specifico, se un bambino che ha ottimi risultati scolastici dichiara di guadare la tv per 6 ore al giorno, che la sua trasmissione preferita è il wrestling, che non legge nulla al di fuori dei libri scolastici, tutto ciò è considerato un limite? Una difficoltà? E che conseguenze avrà sulla sua valutazione personale e sulla scelta del suo percorso scolastico?

Dirigente: “E’ quindi profondamente scorretto giocare sul fraintendimento o sulla scarsa conoscenza delle famiglie riguardo alla valutazione ed al portfolio, per scoraggiarle a collaborare con la Scuola; è invece utile e giusto che le famiglie siano coinvolte con passione, competenza e trasparenza nelle vere finalità del portfolio, in modo che comprendano al meglio il proprio ruolo, che deve mettersi in sintonia e sinergia con quello della Scuola”.

La scarsa conoscenza delle famiglie rispetto a tutte le novità delle riforma Moratti, sono da addebitare proprio ai dirigenti scolastici come lei che non si preoccupano di fare un’adeguata informazione ai genitori, proprio per evitare un loro eccessivo coinvolgimento e quindi anche eventuali opposizioni. Lo dimostra il fatto che i genitori delle scuola Leonardo da Vinci che hanno ricevuto quel questionario non erano state informati di nulla e quando l’hanno ricevuto alcuni di loro si sono chiesti se fosse legittimo oppure no, data l’evidente l’INGERENZA NELLA LORO VITA PRIVATA. Da un lato, quindi, si fa leva su questo nuovo ruolo attivo delle famiglie nella scelta del percorso “migliore” per il proprio figlio (che tradotto significa in linea con la condizioni socio-economico-culturale delle famiglia), mantenendo un completo silenzio sulle novità introdotte lasciando le famiglie nelle più completa ignoranza. Grazie alla “martellante e capillare” attività di informazione del movimento contro la riforma Moratti, alcuni genitori hanno incominciato a porsi delle domande e credo che questo sia soltanto positivo per la scuola, di certo non per voi dirigenti perché non vi consente di fare passare la riforma in silenzio imponendo scelte a volte giuridicamente illegittime e didatticamente discutibili.

Dirigente: “Pretestuosi appaiono inoltre i riferimenti alla presunta “non obbligatorietà” delle Indicazioni Nazionali, mirati a respingere il tutto … una Scuola che voglia rinnovarsi e migliorarsi si apre a nuovi stimoli di ricerca, non rifiuta nuovi strumenti, non si arrocca su interpretazioni giuridiche e normative (in gran parte comunque già da tempo vincolanti e prescrittive) per difendere l’esistente. Questo non è un atteggiamento culturale intelligente ed utile per costruire una pratica pedagogica aperta e rinnovata all’interno della Scuola pubblica”.

Rispetto alla non obbligatorietà del portfolio, come l’illegittimità della somministrazione dei test Invalsi e l’introduzione del giudizio sulla religione cattolica nella scheda di valutazione, la invito a leggere gli autorevoli interventi di giuristi, sindacati ed esperti pubblicati su Retescuole. Se una norma non è ancora in vigore, non si applica e basta, se non si vuole incorrere in legittimi ricorsi amministrativi. Il principio di legalità, nonostante questo governo stia cercando di non rispettarlo legiferando per circolari, è ancora contenuto nelle nostra costituzione e finchè lo sarà anche lei è tenuta a rispettarlo. Non si tratta quindi di arroccarsi, ma di rispettare le norme di legge.
Quanto all’apertura a nuovi stimoli e strumenti didattici, una riforma della scuola che si rispetti e non sia completante scollata dalla realtà e dalla pratica scolastica, non viene scritta a tavolino da consulenti ministeriali strapagati (con i soldi pubblici), ma sulla base di un ampio dibattito che coinvolga tutti gli attori della scuola (tanto per citare l’Europa, questa volta a proposito, in Francia il dibattito è stato aperto in tutto il paese con centinaia di assemblee nelle scuole aperti a docenti, studenti, genitori, sindacati e organizzazioni politiche).

Dirigente: “Risibile e fuori luogo appare, infine, l’appello rivolto alle organizzazioni sindacali alle quali viene assegnato un ruolo di informazione-monitoraggio e controllo sulla legittimità giuridica (con eventuali impugnative di fronte al giudice) dei vari modelli di portfolio che “circolano” nelle Scuole … evidentemente tutto “fa brodo”, purchè si rinunci subito a dare corpo a qualche idea e che ogni iniziativa, anche la più timida e modesta, venga distorta, scoraggiata e mortificata”.

Sono un genitore, vivo in uno stato democratico e sono libera di fare appello a coloro che sono deputati a difendere i diritti dei lavoratori della scuola, che dalla riforma saranno fortemente penalizzati. E’ sufficiente legger la bozza di decreto sullo stato giuridico dei docenti, per avere una visione chiara sul futuro precario della classe docente e sull’obiettivo di creare delle gerarchie tra i docenti. Forse a lei viene da ridere, credo un po’ meno ai suoi docenti, che sono certa non riceveranno da lei nessuna informazione nel merito. Per fortuna esistono i sindacati, nei confronti dei quali rinnovo l’appello a continuare divulgare informazione e sensibilizzare gli insegnanti sulle normative che devono e quelle che non devono applicare. Ognuno fa il suo mestiere, lei esegue gli ordini ministeriali senza porsi nessun dubbio, io faccio esattamente il contrario.

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