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Milano, 14/06/2005
Rispondo per punti all’intervento della
dirigente della scuola elementare Leonardo da Vinci di Milano in seguito
alla pubblicazione su Retescuole del mio intervento sul Questionario per
le Famiglie distribuito ai genitori della scuola ai fini della
compilazione del Portfolio delle Competenze.
Dirigente: ”Duole constatare come i legittimi e lodevoli tentativi che i
docenti della nostra (e di altre scuole) stanno mettendo in atto con
impegno e fatica, nell’ambito del diritto-dovere alla formazione
professionale, per innovare la pratica valutativa alla luce dei più
recenti orientamenti pedagogici di respiro europeo, vengano avviliti da
questo violento attacco di rifiuto per tutto ciò che costituisce
l’impianto o soltanto il lessico della Riforma. Attacco che viene
diffuso con diligente e martellante ampiezza e capillarità, sia
all’interno che all’esterno delle scuole ed anche attraverso la
rete”.
Innanzitutto non comprendo perché il lavoro dei docenti delle Leonardo da
Vinci di elaborazione del portfolio debbano essere considerati lodevoli:
se, come sostiene lei, le Indicazioni Nazionali sono legge, non vedo perché
debbano essere lodati visto che fa parte delle ordinarie attività del
docente. Idem per la fatica, che avrebbero potuto risparmiarsi visto che
la normativa sulla valutazione non è ancora legge, come hanno fatto
numerosi collegi docenti in molte scuole d’Italia.
Dichiarare che il portfolio e altre parti della riforma siano innovativi
solo perché rispondenti “ai più recenti orientamenti pedagogici di
respiro europeo” non significa affatto attribuire validità a questo
strumento di valutazione: sarebbe un po’ come dire “è il migliore
perché tutti lo utilizzano”. Sono dell’idea che il primo compito
della scuola sia quello di accrescere la coscienza critica e insegnare
agli studenti ad elaborare una propria opinione, non certo insegnare a
seguire l’onda senza porsi domande. E’ evidente che se una direzione
scolastica dichiara di seguire un orientamento, debba anche essere in
grado di argomentare dettagliatamente la propria scelta: quali sono questi
orientamenti? In quali paesi e come sono stati recepiti? Dove sono stati
recepiti, quali sono i risultati?
E’ oramai noto che la politica scolastica europea mira a privatizzare
l’educazione e ad introdurre logiche di mercato nella scuola al fine di
accentuare sempre più la differenze sociali, offrendo livelli di scuole
diversi per categorie socio-economiche differenti: nella riforma della
scuola secondaria questa divisione è lampante, essendo appunto
l’obiettivo. Ma è anche noto che in tutta Europa sono nati negli scorsi
anni movimenti di docenti, studenti e genitori per contrastare questo
genere di politica, soprattutto nei confronti di questi “innovativi”
strumenti di valutazione che hanno portato notevoli disparità sul
territorio. Per quanto riguarda i test, per esempio, i docenti e gli
studenti dei movimenti riuniti a Bergen in Norvegia il maggio scorso per
L’Educational Europea Forum hanno dichiarato all’unanimità che questo
nuovi metodi di rilevazione degli apprendimenti sono alquanto superficiali
perché rilevano parzialmente il livello di apprendimento dell’alunno e
perché la valutazione standardizzata influisce pesantemente sulla
didattica stessa: in Inghilterra, per esempio, la didattica è ormai
modellata sui test. Ma non solo. La valutazione ha portato a generare una
classifica delle scuole al punto da influire sul mercato delle case: in
Inghilterra una scuola ben posizionata in classifica ma aumentare il
valore delle case circostanti. Contrariamente a quanto sostiene lei,
ripetendo le dichiarazioni del ministero, i modelli di valutazione europei
hanno generato una forte opposizione in tutta Europa, soprattutto da parte
dei docenti e sono state messe in atto pratiche di resistenza e di
boicottaggio di tali strumenti. I più recenti orientamenti pedagogici di
respiro europeo, quindi, non sono garanzia di qualità e sono fortemente
osteggiati dalla classe docente.
Dirigente:“E non solo ci si limita alla critica demolitrice
(l’aggettivo “demenziale” riferito alle domande-guida nella parte
del portfolio dedicata alle famiglie è davvero offensivo!) ma, per meglio
boicottare ogni tentativo di ricerca e di studio, si costruisce
un’azione intimidatoria verso i docenti e i dirigenti, mirata a
prospettar loro denunce per violazione della privacy …. come se la
richiesta di alcune semplici e rispettose informazioni sulla personalità
e sugli interessi dell’alunno nell’ambito della famiglia possa ledere
questa sfera!”.
Sfido chiunque a giudicare sensata e didatticamente significativa la
domanda: SUO FIGLIO/A è: timido, disponibile, vivace, capriccioso,
aggressivo, egocentrico, allegro. E se le dicessi che mia figlia è tutte
questo cose insieme, che tipo di valutazione ne trarrebbe? L’unica
valutazione possibile è che il questionario è superficiale perché non
considera la complessità psicologica ed emotiva dei bambini delle scuole
elementari e l’evoluzione della loro personalità, oltre che mostrare
una certa frettolosità e superficialità nell’elaborazione. Credo che
la fatica e l’impegno dei docenti non abbiamo infatti prodotto un
risultato all’altezza delle energie spese. Pur essendo contraria
all’applicazione del porfolio, in quanto non obbligatorio per legge e
perché lo considero uno strumento discriminatorio, direi che il risultato
avrebbe potuto essere migliore. A questo proposito riporto il modello di
questionario per le famiglie adottato dal XX circolo di Parma, che mi
sembra perlomeno rispettoso della privacy e attinente all’obiettivo:
valutare lo studente e la sua partecipazione alla vita della scuola, non
al suo carattere, alla sua personalità e, soprattutto, alla sua vita
privata:
XX Circolo di Parma:
LE PAGINE DEI GENITORI
Racconto mio figlio - Atteggiamenti nei confronti delle vita scolastica
1 – Ha vissuto la scuola con:
- serenità
- entusiasmo
- superficialità
- difficoltà
- altro….
2 – ha partecipato alle proposte con:
- piacere
- impegno
- interesse
- discontinuità
3 – Ha dimostrato particolare interesse per:
(risposta libera)
Rispetto al discorso
privacy, mi stupisco di fronte a tanta ingenuità. Le “semplici e
rispettose informazioni” di cui parla la dirigente sono una vera e
propria ingerenza nelle vita privata dei bambini e delle famiglie: mi
chiedo a cosa possa servire sapere quante ore di tv guarda il bambino e
quali trasmissioni ai fini valutativi, al fine di etichettare la famiglia
invece questa domanda ha un senso molto preciso. Idem per le domande sulle
attività extrascolastiche, sul tempo trascorso in casa, sui libri, ecc.
Sfido qualunque genitore, sapendo che le risposte verranno utilizzate ai
fini valutativi, a dichiarare che il figlio sta davanti alla tv per 6 ore
al giorno, che non legge nulla al di fuori dei libri scolastici o che
guarda solo programmi educativi.
Infine vorrei riportare la dirigente al rispetto della legalità, tanto
sbandierata quando si tratta di applicare la riforma, ma ignorata quando
si entra nel discorso privacy: l’utilizzo delle informazioni che sono
state richieste nel questionario, che lei sia personalmente d’accordo o
meno, per essere utilizzate a qualunque fine devono essere munite delle
liberatoria sulla privacy.
Ribadisco quindi la ILLEGITTIMITA’ DEL QUESTIONARIO da lei distribuito
alle famiglie e il DIRITTO DEI GENITORI DI RIFIUTARSI DI COMPILARLO e di
ricorrere al garante.
Dirigente:”A ciò si aggiungono pesanti illazioni, studiate per meglio
distorcere il senso educativo del portfolio, facendolo apparire uno
strumento perverso e dannoso per il futuro dell’alunno: così si va
dicendo che… “la scuola utilizzerà queste informazioni per VALUTARLO
e INSTRADARLO verso i percorsi scolastici successivi” …
E’ bene invece ribadire che una valutazione autenticamente formativa è
quella che raccoglie con spirito costruttivo ogni utile elemento di
conoscenza dell’alunno, con il solo fine di promuoverne ogni potenzialità,
affrontando al meglio limiti e difficoltà attraverso un vero partenariato
di alleanza e collaborazione con la famiglia, che resta, con la propria
responsabilità, il fulcro del progetto educativo.
Non si può pensare che la finalità della valutazione sia quella di
imporre all’alunno un cliché posticcio e predefinito… sarebbe come
tradire il fine ultimo del processo educativo che è quello di aiutare
ogni individuo a conoscere al meglio se stesso per sviluppare e realizzare
pienamente le proprie potenzialità”.
Mi scusi allora a cosa serve il porfolio se non a valutare
predisposizioni, capacità e competenze al fine di accompagnarlo nel
percorso formativo più adatto per lo studente? Se questo non è
l’obiettivo, qual è lo scopo del porfolio? E della collaborazione con
la famiglia? Nello specifico, se un bambino che ha ottimi risultati
scolastici dichiara di guadare la tv per 6 ore al giorno, che la sua
trasmissione preferita è il wrestling, che non legge nulla al di fuori
dei libri scolastici, tutto ciò è considerato un limite? Una difficoltà?
E che conseguenze avrà sulla sua valutazione personale e sulla scelta del
suo percorso scolastico?
Dirigente: “E’ quindi profondamente scorretto giocare sul
fraintendimento o sulla scarsa conoscenza delle famiglie riguardo alla
valutazione ed al portfolio, per scoraggiarle a collaborare con la Scuola;
è invece utile e giusto che le famiglie siano coinvolte con passione,
competenza e trasparenza nelle vere finalità del portfolio, in modo che
comprendano al meglio il proprio ruolo, che deve mettersi in sintonia e
sinergia con quello della Scuola”.
La scarsa conoscenza delle famiglie rispetto a tutte le novità delle
riforma Moratti, sono da addebitare proprio ai dirigenti scolastici come
lei che non si preoccupano di fare un’adeguata informazione ai genitori,
proprio per evitare un loro eccessivo coinvolgimento e quindi anche
eventuali opposizioni. Lo dimostra il fatto che i genitori delle scuola
Leonardo da Vinci che hanno ricevuto quel questionario non erano state
informati di nulla e quando l’hanno ricevuto alcuni di loro si sono
chiesti se fosse legittimo oppure no, data l’evidente l’INGERENZA
NELLA LORO VITA PRIVATA. Da un lato, quindi, si fa leva su questo nuovo
ruolo attivo delle famiglie nella scelta del percorso “migliore” per
il proprio figlio (che tradotto significa in linea con la condizioni
socio-economico-culturale delle famiglia), mantenendo un completo silenzio
sulle novità introdotte lasciando le famiglie nelle più completa
ignoranza. Grazie alla “martellante e capillare” attività di
informazione del movimento contro la riforma Moratti, alcuni genitori
hanno incominciato a porsi delle domande e credo che questo sia soltanto
positivo per la scuola, di certo non per voi dirigenti perché non vi
consente di fare passare la riforma in silenzio imponendo scelte a volte
giuridicamente illegittime e didatticamente discutibili.
Dirigente: “Pretestuosi appaiono inoltre i riferimenti alla presunta
“non obbligatorietà” delle Indicazioni Nazionali, mirati a respingere
il tutto … una Scuola che voglia rinnovarsi e migliorarsi si apre a
nuovi stimoli di ricerca, non rifiuta nuovi strumenti, non si arrocca su
interpretazioni giuridiche e normative (in gran parte comunque già da
tempo vincolanti e prescrittive) per difendere l’esistente. Questo non
è un atteggiamento culturale intelligente ed utile per costruire una
pratica pedagogica aperta e rinnovata all’interno della Scuola
pubblica”.
Rispetto alla non obbligatorietà del portfolio, come l’illegittimità
della somministrazione dei test Invalsi e l’introduzione del giudizio
sulla religione cattolica nella scheda di valutazione, la invito a leggere
gli autorevoli interventi di giuristi, sindacati ed esperti pubblicati su
Retescuole. Se una norma non è ancora in vigore, non si applica e basta,
se non si vuole incorrere in legittimi ricorsi amministrativi. Il
principio di legalità, nonostante questo governo stia cercando di non
rispettarlo legiferando per circolari, è ancora contenuto nelle nostra
costituzione e finchè lo sarà anche lei è tenuta a rispettarlo. Non si
tratta quindi di arroccarsi, ma di rispettare le norme di legge.
Quanto all’apertura a nuovi stimoli e strumenti didattici, una riforma
della scuola che si rispetti e non sia completante scollata dalla realtà
e dalla pratica scolastica, non viene scritta a tavolino da consulenti
ministeriali strapagati (con i soldi pubblici), ma sulla base di un ampio
dibattito che coinvolga tutti gli attori della scuola (tanto per citare
l’Europa, questa volta a proposito, in Francia il dibattito è stato
aperto in tutto il paese con centinaia di assemblee nelle scuole aperti a
docenti, studenti, genitori, sindacati e organizzazioni politiche).
Dirigente: “Risibile e fuori luogo appare, infine, l’appello rivolto
alle organizzazioni sindacali alle quali viene assegnato un ruolo di
informazione-monitoraggio e controllo sulla legittimità giuridica (con
eventuali impugnative di fronte al giudice) dei vari modelli di portfolio
che “circolano” nelle Scuole … evidentemente tutto “fa brodo”,
purchè si rinunci subito a dare corpo a qualche idea e che ogni
iniziativa, anche la più timida e modesta, venga distorta, scoraggiata e
mortificata”.
Sono un genitore, vivo in uno stato democratico e sono libera di fare
appello a coloro che sono deputati a difendere i diritti dei lavoratori
della scuola, che dalla riforma saranno fortemente penalizzati. E’
sufficiente legger la bozza di decreto sullo stato giuridico dei docenti,
per avere una visione chiara sul futuro precario della classe docente e
sull’obiettivo di creare delle gerarchie tra i docenti. Forse a lei
viene da ridere, credo un po’ meno ai suoi docenti, che sono certa non
riceveranno da lei nessuna informazione nel merito. Per fortuna esistono i
sindacati, nei confronti dei quali rinnovo l’appello a continuare
divulgare informazione e sensibilizzare gli insegnanti sulle normative che
devono e quelle che non devono applicare. Ognuno fa il suo mestiere, lei
esegue gli ordini ministeriali senza porsi nessun dubbio, io faccio
esattamente il contrario.
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