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Organico – Tempo Pieno – Qualità della scuola pubblica

Allarghiamo il fronte

 

In questi giorni decine di scuole stanno attuando il blocco dell’adozione dei libri di testo contro l’attacco alla continuità didattica ed alla qualità della scuola e per richiedere il ritiro del Decreto Interministeriale e della C.M. n° 27.

Un’opposizione parziale ma concreta ed importante contro gli effetti della legge finanziaria sulla scuola. Un momento di preparazione alla mobilitazione rispetto all’assieme della riforma Bertagna Moratti.

Fra gli insegnanti tecnico pratici cresce un percorso di discussione e di organizzazione indipendente e sono nati coordinamenti che stanno sviluppando iniziative interessanti per quel che riguarda la didattica dei laboratori e il ruolo degli stessi ITP.

Gli ATA, colpiti più di tutti dal taglio degli organici, hanno partecipato in misura notevolissima allo sciopero del 24 marzo uscendo da una decennale passività sindacale determinata dal convincimento che i contratti “si fanno per gli insegnanti”.

Settori di precari sono scesi in piazza a Torino realizzando, in pochi giorni, due blocchi stradali che sono, per la nostra categoria, una novità assoluta e un segno di un’esasperazione che spinge alla mobilitazione le persone più miti.

Nella scuola primaria si sta sviluppando un percorso importante di riflessione sulla riforma e sui suoi effetti devastanti dalla divisione dei colleghi all’abolizione del tempo pieno, dal taglio degli organici all’imposizione di programmi patetici.

La mattina di sabato 17 maggio, a Torino, l’Onorevole Valentina Aprea, Sotto Segretario all’Istruzione, è stata vivacemente contestata da un consistente gruppo di colleghi proprio per il taglio degli organici mentre parlava al Salone del Libro e, nel pomeriggio, il Ministro Letizia Arnaboldi Brichetto Moratti ha parlato protetta da tre cordoni di sicurezza.

Lo stesso contratto, dopo la pioggia di narrazioni sui favolosi aumenti che ci sarebbero stati concessi, appare ad un numero crescente di colleghi per quello che è effettivamente, non un contratto per la retribuzione europea ma lo scambio fra pochi euro e il taglio secco degli organici. Si tratta, a questo proposito, di imporre un referendum vincolante ed una discussione seria su quello che ha fatto chi pretende di rappresentarci.

Dobbiamo operare per unificare l’opposizione che si sta sviluppando nelle scuole, fra i colleghi docenti ed ATA, i genitori e gli studenti.

Invitiamo tutti i colleghi, le associazioni, le forze sindacali a fare del presidio di lunedì 26 maggio un momento di unità della scuola reale, di quella scuola che non è e non vuole diventare azienda.

Ognuno, nella sua specificità e nella sua autonomia può dare un contributo importante. È, soprattutto, necessario che le mobilitazioni, le riflessioni, le esperienze si coordino per sviluppare un’iniziativa efficace sia nell’immediato sia in prospettiva.