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VERBALE DELL'INCONTRO DI
UNA DELEGAZIONE DEL "COORDINAMENTO SCUOLE DELL'AVOGADRO" E
RAPPRESENTANTI DELLA DIREZIONE GENERALE REGIONALE DEL PIEMONTE
TORINO 26 MAGGIO 2003
Mentre sotto gli uffici della Direzione Generale Regionale del Piemonte si teneva la manifestazione indetta dal Coordinamento, con più di 300 insegnanti in rappresentanza delle circa 40 istituzioni scolastiche (che, se si considerano gli accorpamenti, rappresentano gran parte delle scuole superiori torinesi) in lotta contro il Decreto sfasciaorganici, una delegazione è stata ricevuta dai dott. Giuseppe Bordonaro e Michele Tortorici, in rappresentanza del Direttore Generale, dott. Luigi Catalano. La delegazione era formata da RSU e insegnanti dell'ITC P. Sraffa di Orbassano, L.A. Cottini, L.S. Copernico, ISA Passoni, IIS Amaldi di Orbassano, IIS Porro di Pinerolo, L.S. G. Ferraris, IIS Bodoni/Paravia, ITC Luxemburg, L.S. Volta.
Ai due funzionari è stato chiesto di informare il ministro Moratti - palesemente digiuno in materia di funzionamento della scuola - sui guasti che l'applicazione dello sciagurato Decreto produrrà sulla didattica e sull'organizzazione stessa delle scuole (livelli occupazionali del personale, di ruolo e precario, continuità didattica, scelta dei libri di testo, sicurezza degli alunni, possibilità di tenere aperte le biblioteche, proseguire progetti legati alle ore a disposizione, ecc.), dal momento che «la riconduzione delle cattedre a 18 ore» pare essere nata da una casuale scoperta del Ministro risalente all'ottobre scorso: «Scuola, Moratti: 58% cattedre inferiori a 18 ore settimanali. Roma, ottobre (Asca) - Il 58% delle cattedre nelle scuole italiane è inferiore a 18 ore settimanali. Per questo bisogna fissare l'orario degli insegnanti a 18 ore settimanali da svolgere all'interno di uno stesso istituto, puntando così all'assorbimento dei cosiddetti "spezzoni orari" tra istituti diversi. È questo uno egli obiettivi contenuti in una norma della Finanziaria 2003. Lo ha spiegato il ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, nel corso di un'audizione alla Commissione Cultura della Camera. "Si tratta di un graduale assorbimento - ha sottolineato Moratti - così cercheremo di ridurre i problemi alle scuole e i disagi agli insegnanti. Vogliamo anche cancellare la disparità perché in questo momento - ha aggiunto il ministro - ci sono docenti che fanno 18 ore settimanali e altri che non le fanno"». Ai due funzionari della DGR sono state consegnate la lettera indirizzata al Ministro con la richiesta di ritiro del Decreto e della C.M. 27 del 7/3/03 approvata nel corso della II Assemblea all'Avogadro ed un congruo numero di mozioni e lettere alle famiglie sottoscritte da Collegi Docenti, assemblee sindacali, Consigli di Istituto, RSU.
È stato fatto presente che alcuni dirigenti scolastici hanno applicato in modo estremamente rigido le indicazioni del Decreto, andando anche oltre la ratio del provvedimento, che escludeva la creazione di esubero di personale dalla saturazione a 18 ore delle cattedre; mentre altri non hanno fornito la necessaria documentazione alle RSU e/o ai lavoratori oppure non hanno rispettato le stesse indicazioni ministeriali, che prevedevano espressamente il confronto tra un organico costruito in base alle vecchie norme e quello organizzato in base alle nuove norme. È stata espressa la forte preoccupazione diffusa tra i colleghi che il prossimo anno cada anche questo limite, com'è avvenuto recentemente per l'organico funzionale, prima sospeso e poi cassato. Infine, ricordando che per quanto concerne l'adozione dei libri di testo nella stessa Nota del MIUR Prot. 5036 del 13/3/03 le scadenze individuate (la seconda decade di maggio per le superiori, la terza per le elementari e medie) sono indicative («è opportuno che avvengano entro» recita testualmente la Nota), e non prescrittive o perentorie, si è chiesto espressamente se l'Ufficio ha dato indicazioni ai Dirigenti scolastici di procedere a convocazioni «a tappeto» dei Collegi Docenti. I due funzionari hanno negato che l'Ufficio abbia dato indicazioni in tal senso o, quanto meno, di non esserne personalmente responsabili.
Sono poi intervenuti tutti i presenti, che hanno espresso rilievi a carattere generale e specifico sulla propria scuola: la totale mancanza di criteri didattici per la costituzione delle cattedre (con accorpamenti, in qualche caso, di due classi quinte); la creazione artificiale di sovrannumero (anche 12/13 docenti, come al L.A. Cottini), il numero elevato di allievi per classe a fronte di spazi ristretti certificati dagli enti competenti che vietano il sovraffollamento di allievi; i problemi di sicurezza; quelli, denunciati da tutti, della continuità didattica; alcune stranezze nello scorporo delle ore avanzate su qualche disciplina e attribuite in parte ad altra scuola; classi costituite in prima battuta con 29 alunni; i problemi di sostituzione dei colleghi e di sicurezza degli alunni che si determineranno con la drastica riduzione delle ore a disposizione; quelli legati ai fondi, già insufficienti, per lo straordinario.
Il dott. Tortorici, in rappresentanza del Direttore Generale, ha invitato a separare le due questioni, quelle generali sulla filosofia del Decreto, e quelle legate alla costituzione di cattedre orario o ai meccanismi precedenti, tipo sperimentazioni che consentivano un intreccio di cattedre. A suo dire, l'intento espresso dal dott. Catalano è quello della progressività nell'attuazione del Decreto. Così si dovrebbe restringere l'area a ciò che la DRG può fare per risolvere i problemi: 1) Vista la materiale impossibilità a configurare tutte le cattedre a 18 ore (alcune sono a 17, altre a 19), il sistema informatico ne ha fissate a 19. Il CSA interverrà a sanare queste situazioni. 2) Nei casi in cui sarà impossibile dare continuità all'insegnamento, considerando le responsabilità di Dirigenti scolastici e l'autonomia, saranno i Dirigenti a fare le necessarie modifiche. I CSA potranno successivamente intervenire nei casi difficili.
A questo punto si è fatto presente che le affermazioni dei Dirigenti scolastici sono divergenti: alcuni sostengono che le 19me ore saranno retribuite, altri no.
Il dott. Bordonaro a questo proposito ha ricordato che tutte le 19me ore vanno richieste ai docenti, ai quali, se accettate, vanno retribuite. Ma vanno retribuite con fondi del Ministero che deve dare la copertura a livello regionale. L'Ufficio non ha ancora autorizzato 19me ore. È poi intervenuto sulle richieste del Coordinamento:
1) Sulla formale richiesta di ritiro del Decreto, si tratta di un atto di competenza del Ministero. Loro stanno raccogliendo il materiale che ricevono e lo spediscono al MIUR);
2) a fronte di una legge dello stato, la DGR deve applicarla, rispettandone unicamente i limiti (non creare sovrannumerari extra);
3) il sistema informatico è tuttavia più lento della DRG (ad esempio, prevede il superamento delle 18 ore anche al di là della volontà del docente); hanno già avuto segnalazioni di tali superamenti da parte di scuole e RSU. In coda ad una riunione con CGIL/CISL/UIL e SNALS, l'Ufficio ha avuto diverse segnalazioni e ne ha preso atto. E ha deciso di avere un incontro "tecnico" (tecnico perché non è materia di contrattazione) con quelle OO.SS. ("perché firmatarie di contratto") per mercoledì 28 maggio; un "primo tavolo che analizzerà una vasta gamma di situazioni".
È stato fatto presente al dott. Bordonaro che CGIL/CISL/UIL e SNALS fino a qualche giorno fa non si erano nemmeno accorte della gravità del problema; che solo grazie alla lotta nelle scuole sulle adozioni se ne parla e se ne continua a parlare; e che se qualche situazione ha già visto qualche parziale soluzione è grazie alla mobilitazione. Si è anche ricordato che, a fronte del silenzio delle altre due OO.SS., CGIL e CISL, preso atto dei guasti determinati dal Decreto, hanno solo dato l'indicazione di confermare le vecchie adozioni (cioè, di fatto, di smobilitare). Il Coordinamento delle scuole vuole garanzie su un suo canale di comunicazione.
A detta del dott. Bordonaro la soluzione deve partire dall'autonomia delle istituzioni scolastiche: i due uffici, la Direzione Generale e i CSA, si muovono su input dei rappresentanti dell'amministrazione periferica, i Dirigenti scolastici, i quali devono cercare di risolvere i problemi. Se questi non ci riescono - senza ledere la continuità didattica - lo devono segnalare all'Ufficio Scolastico Regionale, in modo che l'Ufficio possa intervenire. Occorre portare a conoscenza dei diversi soggetti i punti di criticità, considerando che quella generale non si risolve, mentre i casi concreti, invece, si possono analizzare. Così si deve vedere sul territorio quante criticità ci sono e quali si possono risolvere, per portare poi al MIUR la situazione.
La seconda fase per il dott. Bordonaro è la seguente: laddove il Dirigente scolastico (per sua scelta o per non conoscenza del problema) non prenda attiva iniziativa (dopo la riunione di mercoledì l'Ufficio darà istruzione ai CSA), verranno prese in considerazione le segnalazioni da parte di soggetti vari: RSU, Coordinamento delle scuole. Singolarmente ci saranno poi altri incontri, in maniera più tecnica, con funzionari.
Per quanto riguarda il problema della continuità didattica, il dott. Bordonaro ha affermato che, laddove si determini una grave lesione, se ne può discutere, "calata nelle varie realtà": a fronte di situazioni abnormi, si darà maggior peso a queste situazioni, anche se non è in grado di sapere ora quale situazione si determinerà. Sicuramente, alcune situazioni si potrebbero risolvere fin da subito.
A questo punto si è ricordato ai due esponenti dell'Ufficio che è il Decreto sugli organici che produce e produrrà continuamente situazioni di abnormità, e che solo rimuovendo alla fonte la causa, si potrebbero risolvere immediatamente i problemi che ne derivano.
In chiusura di riunione, abbiamo chiesto ai funzionari dell'Ufficio se il percorso da seguire poteva essere il seguente:
1) verificare immediatamente le "criticità";
2) chiedere a tutti i Dirigenti scolastici che provvedano immediatamente a costituire le cattedre (per vedere se si verificano dei "problemi" , più o meno abnormi);
3) laddove il lavoro sia già stato fatto, vedere i risultati dell'incontro tra USR e CSA (con le direttive che saranno date); se i conti non tornano per incapacità dei Dirigenti scolastici, fornire le nostre indicazioni;
4) laddove anche con il supporto tecnico del CSA non si trovasse una soluzione, ci sarà un intervento presso il Ministero per chiedere di intervenire attraverso l'organico di fatto.
Il dott. Bordonaro ha fatto rilevare che, a proposito dell'ultimo punto, tutto dipende dalle risorse, che gli unici numeri su cui loro si possono muovere sono quelli dell'organico di diritto. Ma che, comunque, l'organico di fatto è sempre statisticamente superiore a quello di diritto per via delle nuove iscrizioni.
Si è concordato un prossimo incontro per martedì 3 giugno alle ore 15.
· Il Coordinamento delle scuole si terrà venerdì 30 maggio all'Avogadro, alle ore 17; tutti i rappresentanti di scuola porteranno la situazione della propria scuola sugli organici, classi e criticità.
· Si
mantiene la sospensione delle adozioni dei libri di testo, invitando i Dirigenti
scolastici a non procedere ad inutili convocazioni a tappeto del
Collegio, utilizzando per la messa all'ordine del giorno delle adozioni il
Collegio normalmente stabilito dopo la fine delle lezioni.
· Si decide di mantenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica attraverso iniziative di discussione sui problemi della scuola per mercoledì 4 giugno (assemblee sindacali, riunioni pomeridiane, riunioni aperte a genitori e studenti) e l'occupazione di alcuni istituti da parte dei docenti nelle giornate del 3 e 4 giugno.
Per il Coordinamento delle scuole
Luigi Giove, RSU ITC "P. Sraffa" di Orbassano
Torino, 28 maggio 2003